[libri] Vaneggi di un matematico maschilista

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Forse il titolo del post devierà leggerissimamente la vera trama del libro che sto per recensire e potrà indurre il lettore a pensare che non ne valga la pena leggerlo! Tutt’altro, Flatlandia - racconto fantastico a più dimensioni è una lettura piacevole e scorrevole, sappiate però che se non vi piace la matematica o non sopportate i maschilisti il testo non fa per voi!

flatlandia



Intanto provo a dare una motivazione al maschilismo di cui il libro è intrinseco, infatti l’autore (Edwin Abbott Abbott, non capirò mai perché due Abbott…) sviluppa la sua cultura sulla teologia che, in linea generale, non vede di buon occhio le donne, e visse tra il 1838 e il 1926, epoca in cui il femminismo in Inghilterra stava soltanto cominciando ad affermarsi!
Non vogliatemene, io sto solo cercando di trovare un perché, ma maschilismo/ femminismo sono argomentazioni in cui sono carente e che non appoggio in quanto penso che si fondino entrambe su idee oggi sbagliate, in particolare il concetto di inferiorità dell’altro sesso mi sembra ridicolo! (Chissà se c’è gente che ora abbandonerà questo blog! :P)

L’idea alla base del libro invece è rivoluzionaria (e mi stupisca venga da un teologo, che forse erroneamente immagino come un uomo saldo sulle sue idee di origine filosofica e mai scientifica!), ovvero l’esistenza di più mondi che si differenziano per il numero di dimensioni a cui appartengono! All’epoca infatti il libro non riscosse molto successo, ma dopo la divulgazione della teoria della relatività da parte di Einstein nel XX secolo divenne un classico!

Il racconto inizia con un descrizione di Flatlandia, ovvero l’ipotetico mondo a due dimensioni, e di come vi si svolge la vita! Si parte dal riconoscimento dei vari abitanti (tutte figure regolari, ad eccezione degli isosceli) e della loro gerarchia (che dipende dal numero di lati, si parte dal basso con i segmenti, ovvero le donne, per arrivare sulla vetta con il cerchio, ovvero il sovrano) alla storia del paese, con riferimento alla guerra che si venne a generare per la scoperta (e successiva censura) del colore!

La seconda e ultima parte invece riguarda la scoperta da parte del protagonista (un quadrato, mi ero dimenticato di scriverlo!) delle altre dimensioni: nel mondo a zero dimensioni vi è un solo abitante, il punto, sovrano autistico di se stesso; nel mondo ad una dimensione gli abitanti sono segmenti che abitano su una retta e hanno il suono alla base di ogni cosa (dalla comunicazione alla procreazione); il mondo a tre dimensioni è quello a cui siamo abituati a pensare noi (nel racconto non esistono persone, ma solo figure geometriche, quindi gli abitanti sono sfere, cubi, ecc…); i mondi sopra alle tre dimensioni non sono conosciuti, ma se ne sottintende l’esistenza.

In conclusione è un libro consigliato, lo si può finire in pochi giorni perché piccolino ed aiuta a vedere il mondo con una prospettiva migliore, più moderna oserei dire! Ah, un commento sul titolo del post: sebbene il libro sembri dire il contrario Abbott in realtà non è un matematico, nonostante ostenti un’ottima cultura! Inoltre i traduttori hanno spesso sbagliato traducendo needle (ago) e line (segmento) con il termine retta! Quindi non stupitevi nel sentir parlare di rette che hanno inizio e fine! :P

Riporto questo link che punta alla versione completa del libro in inglese! Magari è utile per curiosare un pò! Chiudo il post con questa citazione sul punto, sovrano delle zero dimensioni:
“Osserva quella miserabile creatura. Quel Punto è un Essere come noi, ma confinato nel baratro adimensionale. Egli stesso è tutto il suo Mondo, tutto il suo Universo; egli non può concepire altri fuor di se stesso: egli non conosce lunghezza, né larghezza, né altezza, poiché non ne ha esperirenza; non ha cognizione nemmeno del numero Due; né ha un’idea della pluralità, poiché egli è in se stesso il suo Uno e il suo Tutto, essendo in realtà Niente. Eppure nota la sua soddisfazione totale, e traine questa lezione: che l’essere soddisfatti di sé significa essere vili e ignoranti, e che è meglio aspirare a qualcosa che essere ciecamente, e impotentemente, felici.”

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